Oggi è stata una giornata terribile: è morto uno degli 8 bambini operati! La notizia ci ha colti di sorpresa, la sera tardi: sapevamo che i piccoli si trovavano in condizioni comunque al limite, ma non eravamo pronti ad un esito di questo tipo. Stefano e Matteo si sono precipitati in ospedale, anche se era ormai troppo tardi, perchè era importante la loro presenza non solo per dare la sconvolgente notizia ai genitori, ma anche per rendersi conto del clima della rianimazione. E' fondamentale notare che la percentuale di morti di questo ospedale nel reparto di cardiochirurgia si aggira intorno al 6% (contro una media del 2% in Europa, solo a livello pediatrico) e soprattutto che l'80% dei decessi avviene proprio in terapia intensiva.
Nella nostra missione ci siamo accorti di questo anello debole e forse l'abbiamo troppo sovraccaricato di pazienti e aspettative, date anche le limitate risorse materiali a loro disposizione. E' anche vero che quest'anno l'equipe ha deciso di affrontare casi più complicati, quasi inoperabili.
Nonostante tutte queste analisi, è morto un bambino e questo fatto pesa come un macigno. I medici, soprattutto quelli con una esperienza più lunga, hanno di solito una specie di corazza davanti a queste notizie; mi intenerisce quindi l'emozione di Stefano quando parla di questo bambino...
Nonostante tutto un bambino è morto ed è una sconfitta...
C'è stata comunque una nota positiva anche in questa giornata. Susanna infatti ha tenuto una riunione a cui hanno partecipato molte infermiere dell'ospdelae. Medico e infermiere sono professioni simili da un certo punto di vista, sempre a contatto con il malato. Forse un chirurgo è più focalizzato sullo sviluppo della malattica dal punto di vista scientifico, mentre il messaggio che volevamo trasmettere era che le infermiere dovrebbero invece avere a cuore il benessere del paziente. In alcuni momenti abbiamo assistito a ovazioni stile femministe anni '70, ma in altri abbiamo anche scoperto aspetti negativi della gestione ospedaliera (come per esempio le punizioni a cui sono soggette in caso di trasmissione di infezioni o come gli orari massacranti a cui sono sottoposte). E' stato un primo passo, ma un passo importante...
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