Si parte! Mi fa uno strano effetto ritornare in un paese ex sovietico dopo anni: l'ultima mia permanenza risale al 2006 e immagino che il mio russo sia un po' arrugginito...
Alle 9.00 precise sono in aeroporto, a Malpensa, ma ancora non si vede nessuno all'orizzonte. Meno male che ho buone letture con me per distrarmi (consiglio a tutti: Alice Munro, Troppa Felicità).
Ecco un po' di movimento davanti all'entrata: arrivano i nostri! La quantità di cartoni contenente materiale medico è davvero troppa e spero solo che siano un po' clementi al check-in.
Noi ci impegniamo non poco per unire più scatoloni (così da farli passare per un unico collo) e per riempire all'inverosimile i nostri bagagli, ma anche il signor Luigi dell'Aeroflot ci viene incontro e alla fine riusciamo a pagare solo una valigia in più a testa, non male come risultato!
Forse è il momento delle presentazioni che ho tralasciato per troppo tempo. Io sono Arianna: lavoro ormai da quattro anni per la Fondazione aiutare i bambini come responsabile progetti America Latina e negli ultimi mesi ho cominciato ad occuparmi anche di altri Paesi in Est Europa e Centrasia data la mia conoscenza del russo. Aiutare i bambini ha organizzato questa seconda missione in Uzbekistan nell'ambito del programma cuore di bimbi che ha l'obiettivo di operare bambini cardiopatici.
Con me viaggiano 5 medici ed una infermiera: Stefano Marianeschi, primario di cardiochirurgia pediatrica all'Ospedale Niguarda di Milano (alla sua seconda missione in Uzbekistan con la Fondazione e alla sua centesima missione umanitaria per il mondo!); Matteo Ciuffreda, cardiologo dell'Ospedale Riuniti di Bergamo (uno spirito libero dal cuore grande); Cosimo Popolizio, perfusionista dell'Ospedale Niguarda di Milano (un mestiere sconosciuto - per intenderci è colui che si occupa della macchina cuore polmoni durante le operazioni a cuore aperto - e una vivace voglia di vivere); Francesca Aresta, anestesista dell'Ospedale Niguarda di Milano (una pugliese riservata dal carattere forte); Lorenzo Boni, cardiochirurgo pediatrico a Madrid (un fiorentino che ha sempre voglia di scherzare); Susanna Padrini, infermiera di terapia intensiva dell'Ospedale Bambin Gesù di Roma (un'infaticabile trottola sempre vicino ai bambini).
Nonostante piccoli contrattempi (5 euro per un caffè all'aeroporto di Mosca e mezz'ora di ritardo dell'imbarco per Tashkent!) la squadra è di buon umore e continua a smanettare con i mille dispositivi super tecnologici di cui dispone per non perdere neanche un saluto a casa o una diagnosi urgente dall'ospedale...
Il viaggio da Mosca a Tashkent è davvero particolare, così pieno di uomini (forse sull'aereo ci saranno 3 donne in totale), dai tratti orientali, dai colori scuri e dalle abitudini a me non sconosciute: come tutti i russi sono sicuramente un po' brilli, non certo cordiali e dai modi un po' bruschi. E uscire dall'aeroporto, nonostante la stanchezza e fortunatamente con tutti i bagagli al nostro seguito, è un po' come sfogliare un vecchio album di fotografie...
Ma siamo davvero stanchi: è ora di andare a dormire!
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